sabato, 31 dicembre 2005 ¦ Permalink
categoria : guerra, genocidio

Questa notte un altro sogno belligerante. Siamo, io e alcuni amici che hanno abitato con me a Palermo, in Belgio dentro  appartamenti agli ultimi piani di un palazzone. Lì mentre stavamo tranquilli non ricordo bene a fare cosa comincia una strana avventura, un gruppo armato di persone “diverse” irrompe nel palazzo cominciando a uccidere tutti negli appartamenti, partono dal basso e man mano vanno salendo di piano facendo tabula rasa di esseri viventi. Li ho chiamati “diversi” perché hanno un aspetto diverso dal nostro pur notando che sono umani hanno qualcosa di anomalo che li accomuna e li rende facilmente distinguibili da noi. Quando comincia la loro azione noi dei piani più alti sentiamo spari,grida disperate, rumori di piatti e sedie a terra, il trambusto aumenta sento che viene anche da fuori e mi affaccio dal balcone sulla strada. Mi rendo conto, guardando dentro le finestre dei palazzi di fronte, che si tratta di un genocidio, stanno uccidendo tutti, arrivano in massa e stanno assaltando tutti i palazzi che vedo, se non fosse che sono al quattordicesimo piano sarei già morto. Non ce tempo da perdere, nel mio appartamento sono solo, salgo al quindicesimo dove ci sono gli altri, sono gia nel panico come me, dalla paura nei loro occhi capisco che non hanno bisogno di spiegazioni “siamo tutti morti, saranno già al dodicesimo” a qualcuno di noi viene un idea “buttiamo tutto a terra e buttiamoci a terra anche noi, faremo finta di essere già morti” in quattro e quattro otto prepariamo una bella scena, di quelli che salgono molti vanno via subito credendoci morti ma due restano e continuano e scrutarci, sul balcone dove ci siamo posizionati, finche si girano per affacciarsi e noi lesti a pie pari puntando sui loro culi li lanciamo fuori. Dopo comincia una guerra vera e propria: bombardamenti, cannonate, scoppi. Noi un po’ di rifugiati, ci ritroviamo per strada davanti al palazzo dove eravamo prima, siamo protetti alla vista degli altri dalle macerie, poco davanti il nostro rifugio i ribelli rispondono con  mitra e piccola artiglieria ai pesanti attacchi dei carri armati dell’esercito. Esplosioni fanno tremare la terra e noi lì rintanati parliamo piano per non farci sentire dai ribelli. Ho con me il cellulare umts, mi chiedo chissà se a casa in Italia hanno notizie di ciò che sta succedendo qui, cosi dico che voglio fare un filmato da mandare in rete. Detto fatto tra noi spunta EMINEM, si mette a cantare un pezzo Freestyle, mentre io lo riprendo cercando di far vedere sullo sfondo la distruzione tutto intorno, il pezzo si chiamerà, come una parola ripetuta tante volte nel brano,    BIZ-WAR. Ci sono attimi di tregua e altri in cui la guerra incalza, credo sia durata parecchi giorni, durante la quale discutevamo se era il caso di provare a lasciare o meno il nostro rifugio che, anche se ci proteggeva dalla vista dei ribelli era comunque sotto una pericolosa pioggia di proiettili e schegge. Dopo, la guerra era finita, noi ci preparavamo per lasciare il Belgio io ho recuperato la mia ritmo color carta da zucchero (che ho posseduto tempo fa fino a quando non si incendiò )  e siamo partiti per una gita in Olanda prima di rientrare in Italia.

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venerdì, 23 dicembre 2005 ¦ Permalink
categoria : cripta

Stanotte ho sognato di essere in giro per Marsala con l’auto. Ad un certo punto mi sono fermato in una piazza che è chiamata Porta Nuova sulla quale prospetta un vecchio cinema da 1200 posti, ribattezzato durante il ventennio Cine Impero, adesso convertito a teatro e proprietà del comune. Nel sogno al posto del teatro però c’è una chiesa e io cerco di convincere la moglie di mio fratello e un’altra ragazza con la quale in questo periodo l’altro mio fratello ha un flirt a scendere nella cripta. La mia intenzione è di spaventarle, è notte e io conosco un modo per entrare in chiesa di nascosto. Dopo un po’ si convincono e scendiamo, spero di trovare una di quelle stanze paurose che ho visto in altre occasioni, come se fosse un posto che conosco. Scese le scala cominciamo ad attraversare alcune stanze io davanti, loro mi seguono, la cripta è un susseguirsi ad infilata di ampie stanze rivestite di bianco di calce con volte a crociera, gli uscii non hanno porte ed attraversandoli si vede l’enorme spessore dei muri, faccio luce sui muri in cerca di accessi e gira che ti rigira finalmente trovo qualcosa di interessante. Una stanza con una collezione completa e ordinata di tutti i caschi da football di tutti i papi della storia . Sono un po’ deluso perchè questo non spaventa nessuno, li guardiamo da vicino leggendo i nomi dei papi a cui sono appartenuti e in realtà molti non sembrano caschi da football come mi aspettavo ma maschere, colorate di rosso sangue scuro o di colori bruni, sembrano più degli elmi da gladiatori. Andiamo via da quella stanza, io meno deluso perché alla fine un po’ di paura mi hanno messo tutte quelle facce inanimate. Continuiamo il giro un po’ a zonzo e finalmente trovo l’uscio che cercavo, non so ancora cosa ci sia oltre, ma so che mi farà paura, è un po’ più in alto del pavimento e si devono salire alcuni gradini, quando sotto l’uscio illumino la stanza con la torcia, mi rendo conto di ciò che contiene, il pavimento, più basso rispetto a noi, è tutto occupato da bare scoperchiate che ospitano cadaveri di ragazze vestite di bianco. Sono un’infinità, con la luce della torcia non riesco ad illuminare le più lontane, la stanza è enorme ed altri cadaveri sono appesi alle pareti, come nelle catacombe di Palermo, le ragazze con me, guardano mute io dico loro che sono vergini, sono ragazze morte vergini, guardarle cosi mi fa sentire come se le stessi stuprando “io devo uscire “ dico e le lascio là. Loro mi seguono e ci mettiamo a cercare le scale per risalire. Non le avevo ancora trovate quando mi sono risvegliato.

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mercoledì, 21 dicembre 2005 ¦ Permalink
categoria :
Il mare mi fà paura perchè nasconde sempre qualcosa, prima di tutto nasconde la profondità, ma può nascondere anche montagne. Per me è come un velo disteso su una parte consistente del mondo.
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martedì, 20 dicembre 2005 ¦ Permalink
categoria :

Le parti piccanti dei miei sogni, le trovo un po insignificanti un po troppo surreali e un po fuori dalle mie capacità descrittive. Le donne si comportano da ninfomani e non mi respingono mai, per carita, magari fosse cosi nella realta, ma trovo patetico raccontare di me che mi accoppio con qualsiasi cosa che si muove. Oppure sono cosi intime che mi inbarazzo a scrivele. In conclusione sono o troppo insignificanti o troppo significative, cosi non mi sento di scriverle, per adesso.

Negli ultimi giorni non ho potuto scrivere molto, perchè ero molto inpegnato con la tesi. E dopo tanti sforzi lunedi l'incontro col professore è stato un'altro fallimento. Non so come ma non mi sento molto abbattuto, anzi mi sento molto motivato. Tante volte non mi capisco proprio. 

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giovedì, 15 dicembre 2005 ¦ Permalink
categoria : teatro

Stasera siamo andati a teatro, io e mio fratello, non perché ne sia un particolare estimatore, principalmente perché farei qualsiasi cosa pur di non stare davanti alla TV, e poi era gratis.

Una commedia inscenata attorno alla vita e gli intrecci amorosi di un attore di teatro del periodo shakespeariano. Gli attori, di una scuola di recitazione marsalese, erano molto bravi, due facevano la parte di ubriaconi in modo eccezionale: “Sette denti……………….sette denti sul pavimento ……... ………sette denti e sette rose” farfugliava barcollando l’ex pugile in una taverna, l’altro ubriaco era una donnaccia. Hanno accolto noi pubblico già sul palco, immobili però come in un fermo immagine, era divertente anche che gli attori spesso scendevano o salivano  sul palco dalla platea, muovendosi al rallentatore, mentre la scena continuava a velocità normale sul palco, o magari continuavano a recitare da sotto. Ma la cosa più spassosa della serata, è stata un coppia di vecchietti, arrivata a spettacolo cominciato, che si è seduta affianco a me. Lei continuava a chiedere al marito, ogni volta che un’attrice prendeva la parola “chissa Valentina è?, ……chissa Valentina è?” ( è lei Valentina?) il marito non ha risposto mai. Alla fine del primo atto una signora da dietro si è accostata loro chiedendo due volte “ vi è piaciuta l’entrata di Valentina ?”  e la vecchietta ha risposto “ah?.............ah?”. Favolosi

 

 

 

Domani a Palermo.

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sabato, 10 dicembre 2005 ¦ Permalink
categoria : pistola

Stanotte un sogno istituzionale. A Marsala c’è qualcosa come un’esposizione molto importante, al polo fiera, che non esiste, si attende una folla sterminata. Io faccio parte del servizio d’ordine, ci sono poliziotti, carabinieri, finanza ed esercito, in più il corpo di cui faccio parte io. Ci chiamano poliziotti a mano armata, in pratica giriamo tra la folla con una divisa molto semplice, jeans e polo bianca con al posto del taschino sul petto il distintivo ricamato in oro del nostro corpo, la nostra peculiarità è che abbiamo sempre in mano una pistola, con colpo in canna cane tirato e sicura disinserita in oltre dobbiamo sempre tenere l’indice sul grilletto. Affermano che siamo stati selezionati tra la gente meno disposta a sparare, la maggior parte di noi ha due lauree e si trova a disagio in questo ruolo. Il motivo della nostra presenza è quello di equilibrare la tendenza al grilletto facile del resto delle forze armate presenti: loro, infatti, sono vestiti in assetto di guerra armati fino ai denti però non possono tenere il colpo in canna devono inserire la sicura e tenere la mano lontano del grilletto finche non vedono una minaccia, in oltre sono stazionari nei loro presidi.  La pistola in dotazione dobbiamo sempre tenerla bassa lungo la coscia sinistra, siamo tutti mancini, è leggerissima e ha il mirino laser, un sistema particolare ingrandisce il puntino di luce che si forma sull’oggetto mirato, che diventa rosso se miro su una persona o verde negli altri casi,.

E’ una tortura, stare sempre con l’arma pronta a sparare, gli ufficiali degli altri corpi sono sempre in giro, quando lì incontro mi guardano la mano, il dito sul grilletto, fanno passare brutti guai, quando beccano qualcuno con la sicura inserita. Tanti conoscenti si avvicinano chiedendomi cosa diavolo ci faccio con una pistola in mano, tutti ridendo insistono di darla loro in mano , non capiscono che c’è poco da ridere, mio compare è con me e mi aiuta a dare più serietà alla situazione. Altre rogne quando mi avvistano i sorveglianti delle forze armate convenzionali, non sono abituati a vederci perché è il nostro primo incarico, cosi appena si accorgono che siamo armati ci scambiano per terroristi, mi danno appena il tempo per puntare la pistola verso l’alto e indicare con l’altra mano il distintivo sul petto, nella speranza che non spari, intanto ha gia messo il colpo in canna tolto la sicura e mirato verso di me, cazzo chiudo gli occhi …………..non sento lo sparo, quando riapro gli occhi sono rimasto isolato dalla folla, lui mi sorride beffardo mentre ritorna al suo assetto di attesa. Un’altra scena che ricordo e quando tutto finisce, davanti l’ingresso principale ci sono centinaia d’autobus di gente che parte, io mi ritrovo in mezzo alla strada., continuo a spostarmi per lasciare passare i mezzi enormi che lentamente si muovono per posteggiare o andare via. Sono cosi tanti che, per cedere la strada ad uno poi ad un altro poi un altro ancora, non riesco facilmente a guadagnare il marciapiedi, in un crescendo di apprensione, ogni volta mi giro e scopro che sto intralciando un altro autobus, mentre mi guardo attorno il più che posso. Poi comincio a svegliarmi e il sogno immancabilmente diventa piccante.

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mercoledì, 07 dicembre 2005 ¦ Permalink
categoria : viaggio

Scusate se non scrivo da un po’. Vi racconto il mio week end.

 

Ho saputo mentre ero a Palermo, che mio Compare e i suoi amici, sabato al suo paese, avrebbero festeggiato mangiando una pecora, l’acquisto da parte di uno di loro di un piccolo mezzo per movimentare la terra , ho pensato che non potevo mancare, era dai primi di ottobre che non andavo a trovarli, per telefono l’ho avvisato delle mie intenzioni, sabato pomeriggio armato di panettone e bottiglia di amaro Florio sono partito. Da Marsala fino a Santo Stefano Quisquina sono 160 km, il bello è che di questi solo 20 sono su autostrada. Devo dirigermi prima verso Mazara, città del pesce, attraversando un bel po’ di contrade marsalesi, sulla statale 115 che collega Trapani con Ragusa. Mazara non mi fa passare dentro la città, ha la sua circonvallazione dalla quale imbocco l’autostrada solo per andare più veloci, la statale cammina parallela per alcuni tratti, esco a castelvetrano, città delle olive, la vedo lontana, subito rientro sulla statale, tutto intorno uliveti.

La statale è a due corsie ci sono rampe d’accelerazione e decelerazione alle intersezioni, credo che il limite di velocità sia 90, io viaggio a 120 non c’è traffico e da poco ho recuperato i venti punti della patente, dopo 2 anni trascorsi a 5 punti con due piedi in una scarpa, fa uno strano effetto a questa andatura incrociare le auto che sfrecciano in senso contrario. Velocemente raggiungo Sciacca, città del carnevale, ci passo sotto attraverso una galleria, viaggio gia da un’ora tra 15 km, quando girerò per Ribera lascerò il tratto costiero del mio percorso per addentrarmi nell’entroterra siciliano. Per Ribera, città delle arance e dei natali di Francesco Crispi, si sale già un po’, la devo attraversare per la strada principale, anche qui vive un amico che con mio Compare, ha abitato con me a Palermo, tutti e tre eravamo davvero una bella coppia, . Le cappelle del cimitero concludono il mio transito da questo paese, non mi sono fermato perchè so che lui è a Palermo. Ho preso una sorta di scorciatoia all’uscita di Ribera, non la conosco bene l’ho percorsa solo di giorno e in senso inverso, adesso è buio pesto non trovo il bivio che mi ricordavo, ne ho imboccato un che pensavo quello giusto e invece mi ha portato in un paesino che, poi ragionando con gli altri, ho avuto la conferma essere Cala Monaci, insomma sto gia tornando indietro per riprendere la strada che conosco, quando vedo il cono di luce di una macchina che si avvicina, lampeggio e la fermo, chiedo dov’è il bivio per Santo Stefano e Bivona, gli spiego che ho scelto questa strada perché l’altra che passa da Cala Monaci ha una deviazione che costringe a salire fino a Lucca Sicula , quello mi prende per scemo mi dice, come se non lo sapessi, che sto tornando verso Ribera ma che lui sta andando a Bivona, cosi aspetta mentre io rifaccio inversione e lo seguo. Si mette ha correre, ne sono felice sono gia in ritardo, uno davanti che conosce la strada mi fa comodo anche se potrei andare più veloce, la strada è un susseguirsi di curve strette, buche e avvallamenti dal manto stradale, ogni tanto ci sono delle transenne che segnalano le buche più grosse da evitare, la mia vecchia BMW sembra tornata una signorina, mi sto divertendo un sacco. Un po’ prima di Bivona c’immettiamo su una strada degna di chiamarsi cosi, lui gira ad un bivio, lampeggio per salutarlo e proseguo entrando a Bivona, città delle pesche, anche questa la attraverso per la tortuosa e stretta strada principale, ancora pochi chilometri di curve e arrivo finalmente a Santo Stefano, città del formaggio. Ad aspettarmi c’è il cugino del Compare, anche lui studente, sono andati a cuocere mi dice, li raggiungiamo. Il festino è a Melia i mezzo ai boschi dove uno di loro ha un allevamento, quando arrivo l’accoglienza calorosa è quella tipica della gente di qua. E’ per questo che vengo quando posso, sono un gruppo di amici genuini di bellissima compagnia. Mi hanno fatto assaggiare della grappa al peperoncino fatta in casa, che diavoleria. Questo viaggio nell'entroterra siciliano, è un viaggio in un me stesso ancora più vernacolare, più spontaneo, dove parlare in Italiano è bandito, dove a tavola se non fai il bis e il tris è un'offesa, dove chi non ha la panza soffre di qualche malattia ed è visto con sospetto (io per fortuna ne sono fregiato).

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venerdì, 02 dicembre 2005 ¦ Permalink
categoria :
Sono tornato a Marsala, l'incontro col professore è andato bene,  ha trovato di che criticare pesantemente su tutto il lavoro che ho elaborato finora, ma sono soddisfatto per due motivi, primo perche costringendomi quasi a ricominciare da capo, adesso, non lo potrà fare più avanti, secondo perchè sono riuscito a mostrare i denti, anche se dialetticamente ha vinto come sempre lui, ho difeso il mio progetto a tal punto, che per imporsi mi ha richiamato al rispetto che dovrei avere per lui. Ha giocato il jolly.
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