martedì, 20 febbraio 2007 ¦
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il castello
Ieri ho finalmente finito di leggere "Il Castello" di Kafka, come sapete lo avevo iniziato e lasciato a metta dieci anni fa quando seguivo le mie prime materie in ingegneria. Il romanzo come gli altri due suoi è incompleto, ma questa non è la cosa più singolare, la cosa singolare è che non si capisce bene che storia ci vuole raccontare kafka. E' poi tutto un po irreale, i personaggi i luoghi e le situazioni sono tutte un po strane, come se trattasse ogni volta di simboli o di metafore che rimandano a qualcos'altro. Il tema centrale poi, il castello, è qualcosa di non ben definito che viene descritto sempre come per sentito dire, inavvicinabile per la gente comune, abitato da signori al di sopra della gente, con la quale raramente essa può averci contatto, figuriamoci il protagonista K. che è un forestiero in quel paese ai piedi del castello. Il racconto spesso indugia su certi eventi o su certe figure in modo un po esagerato, cose che non sembrano importanti vengo descritte e ridescritte in modo noioso. I personaggi parlano tanto e sono spesso logorroici. Insomma sembra che kafka voglia tenerci nascosta qualcosa. In letteratura vengono chiamati romanzi psicologici, ma qui sembra davvero che uno debba essere un esperto di Jung di Freud di introspezione. Come nel romanzo "America" che lessi in adolescenza, per me più bello e che mi impressionò anche, il protagonista si ficca in situazioni da cui è sempre più difficile uscire, e questo provoca un po di agorafobia nel lettore, o almeno in me. Penso che se voglio capirci un po di più debba leggere qualche saggio critico. Insomma penso sia un libro molto misterioso buio, intriso di nostalgia, un po come appare in effetti anche Praga. Mi è venuta quasi voglia di rileggere "La Metamorfosi", ma prima devo leggere quello che ancora non ho letto del libro di Strumm.